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Rigenerazionale parla di relazioni. Per questo parla anche di politica, clima, trauma, comunità e futuro.

Le relazioni sono il nostro habitat.

Sono il luogo in cui il corpo impara se può rilassarsi o deve difendersi. In cui scopriamo se ciò che sentiamo verrà accolto, corretto o ignorato. In cui un conflitto può diventare riparazione oppure trasformare l’altra persona in un pericolo.

Sono anche la prima infrastruttura di ogni comunità, movimento e istituzione.

La cultura, infatti, non vive soltanto nei valori che dichiariamo. Si riproduce nel modo in cui ascoltiamo, esercitiamo potere, reagiamo alla vulnerabilità, distribuiamo attenzione e attraversiamo il disaccordo.

Rigenerazionale nasce da un’ipotesi:

per curare le ferite più profonde del nostro pianeta, dobbiamo rigenerare la capacità di connessione umana.

L’invisibile architettura della disconnessione

Comincia spesso in gesti così ordinari da diventare invisibili.

Nelle espressioni che ci insegnano a stringere i denti, ingoiare e mandare giù, fino a non considerare più il corpo e le emozioni forme legittime di conoscenza.

Nell’idea che ogni problema debba essere affrontato individualmente, nonostante il nostro cervello assuma la presenza di altre persone come propria condizione di base. A volte basta una mano fidata perché una collina ci appaia meno ripida: non metaforicamente, ma nella percezione fisica dello sforzo. Ne parlo in Perché quando ci stringiamo la mano il mondo ci fa meno paura.

E si manifesta nelle conversazioni in cui ascoltiamo soltanto per trovare il momento in cui dire la nostra. Persino i consigli, quando arrivano troppo presto, possono comunicare che l’esperienza dell’altra persona è un errore da correggere. Un ascolto reale può avere un potere trasformativo molto più profondo.

Le pratiche battono i valori

La capacità di restare in relazione quando emerge una differenza non riguarda soltanto le coppie.

Riguarda la possibilità di tenere insieme gruppi, reti e comunità senza chiedere alle persone di reprimere tutto ciò che crea attrito. Le relazioni più sicure non sono quelle che non si rompono mai: sono quelle in cui esiste la possibilità di tornare in contatto. È il tema di Se non si può rompere non è una relazione.

Anche il cambiamento sistemico dipende da queste capacità.

Una società non diventa autoritaria soltanto attraverso le leggi. Lo diventa quando milioni di persone imparano che per appartenere occorre adattarsi, nascondersi, scegliere il lato più forte e prendere le distanze da chi viene colpitə. In Quella lezione normalizzata sulla cattiveria per cui passiamo tuttə propongo di leggere il bullismo come una pedagogia di massa, non come un incidente marginale dell’adolescenza.

Le strutture più grandi continuano a vivere nei gesti più piccoli.

La capacità di connessione umana è la capacità di connettersi al mondo vivente

Sospetto che il modo in cui una cultura tratta ciò che sente e il modo in cui tratta il vivente nascano dallo stesso immaginario di separazione: individui autonomi, corpi da controllare, natura ridotta a risorsa, problemi da risolvere senza entrare in relazione con ciò che li ha prodotti.

Per questo Rigenerazionale attraversa anche il lutto ecologico. Il dolore per il mondo non è necessariamente un difetto della sensibilità: può essere il segno che una parte di noi è ancora in contatto con la rete della vita.

E per questo mi interessa una rigenerazione capace di entrare nella materia: acqua, suolo, vegetazione, biodiversità, comunità locali. In L’acqua potrebbe salvarci da un clima invivibile provo a mostrare cosa cambia quando smettiamo di guardare la Terra come una macchina su cui intervenire e torniamo a riconoscerla come un sistema vivente al quale partecipiamo.

Chi sono

Mi chiamo Diego Galli.

Da bambino cercavo spontaneamente chi rimaneva ai margini, anche perché lì mi sentivo meno solo. Molti anni dopo ho compreso che quella non era soltanto una ferita personale. Era l’inizio di una ricerca: capire cosa permette alle persone di sentirsi viste, di esistere senza maschere e di diventare più capaci insieme.

Ho lavorato come community organizer, conducendo centinaia di gruppi in processi di attivazione delle comunità locali. Mi sono formato sul trauma attraverso la formazione professionale di Gabor Maté Compassionate Inquiry e nelle pratiche del relazionarsi autentico. Oggi accompagno persone e gruppi a riconoscere i meccanismi automatici che producono disconnessione e a sperimentare forme più profonde di ascolto, reciprocità, espressione e impatto sistemico.

Rigenerazionale è la parte pubblica di questa ricerca: scrittura, incontri e percorsi che collegano trasformazione relazionale e cambiamento sociale.

La ricerca prende corpo nel percorso In RISONANZA, una proposta esperienziale per recuperare pratiche essenziali per rigenerare la capacità di connessione umana.

Se avverti che molte crisi del nostro tempo non possono essere comprese separando ciò che accade dentro di noi da ciò che accade tra le persone, nelle comunità e negli ecosistemi, puoi iscriverti gratuitamente a Rigenerazionale.

Forse troverai parole per qualcosa che sentivi già, ma che finora era rimasto senza un luogo.